Non chiamatelo semplicemente fumetto: Maus

Ho comprato Maus per caso.

Stavo girando in un negozio di fumetti ed incuriosito dalla svastica che emergeva su tutte le altre pile di fumetti, cominciai a sfogliarlo. Subito mi accorsi di non essere di fronte ad un capolavoro del disegno. Ma allora che cosa aveva di così interessante quel libricino da scomodare persino Umberto Eco?

Sulla seconda guerra mondiale ho letto un bel pò di materiale, visto film e visitato luoghi che avevano a che fare con questo argomento.

In parecchie opere, metaforicamente gli ebrei sono raffigurati come topi data la posizione sociale dell’epoca, portatori di sventure e malattie. In Maus, ai topolini vengono contrapposti nel gradino più alto della scala gerarchica i gatti ovviamente tedeschi e nel mezzo ci sono i francesi disegnati come rane, i polacchi sono maiali e i cani che scacciano i gatti non possono che essere gli americani.

 

Maus
« Maus è una storia splendida. Ti prende e non ti lascia più. Quando due di questi topini parlano d’amore, ci si commuove, quando soffrono si piange. A poco a poco si entra in questo linguaggio di vecchia famiglia dell’Europa orientale, in questi piccoli discorsi fatti di sofferenze, umorismo, beghe quotidiane, si è presi dal ritmo lento e incantatorio, e quando il libro è finito, si attende il seguito con disperata nostalgia di essere stati esclusi da un universo magico. »  (Umberto Eco)

 

L’opera è autobiografica, e anche l ‘autore Art Spiegelman si disegna con le fattezza di un topo.

La storia si basa sui racconti del padre dell’autore che è un sopravvissuto di Auschwitz, ed è incentrata sulla tragedia dello Shoah. Nel mezzo dei racconti ci sono continue interruzioni, dove viene raccontato il difficile rapporto tra Art e il padre. Questo perchè il genitore sfuggito agli orrori della guerra continua ad avere uno stile di vita impossibile da sostenere per chiunque gli stia attorno, il figlio avverte una sorta di inadeguatezza nei confronti del genitore. Art vorrebbe scrivere la storia del padre ma, non riesce ne a sopportare le continue stranezze al limite del disturbo ossessivo-compulsivo ne ha una precisa idea di come poter raccontare una storia interessante.

 

Maus
Art Spiegelman disperato

 

Lo stesso autore esprime dei fortissimi dubbi sulla realizzazione del progetto, chiedendo quasi scusa alle vittime dell’olocausto perchè crede di non rispettarle abbastanza. Invece Maus è stato accolto in tutto il mondo con pareri positivi da parte di critica e pubblico, arrivando a vincere lo Special Award del premio Pulitzer.

Girando un pò su internet ho letto che sono stati fatti diversi omaggi a Maus, tra questi neanche a farlo di proposito visto che avevo scritto un post qualche giorno fa, nel N.83 di Dylan Dog intitolato Doktor Terror.

 

Maus e Dylan Dog
Nel N.83 dell’aprile 1993, dal titolo “Doktor Terror” i personaggi di origine ebraica sono rappresentati con i volti di topi mentre i nazisti con le fattezze di maiali. Inoltre uno dei personaggi principali che contatta Dylan dando il via all’episodio si chiama proprio Anja ed è appunto una giovane ragazza ebrea. Nella storia lei e la sua famiglia vengono imprigionati nel lager di Auschwitz come gli Spiegelman.

 

Come dice il titolo, non bisogna chiamare Maus “fumetto”, infatti nel corso del post ho evitato questa parola (anche se nella categoria del blog va in fumetti). Non può essere chiamato libro perchè ci sono solo vignette e disegni, e allora cos’è?

Questa è un’opera d’arte.

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *